venerdì 30 agosto 2013

"Manola" di Margaret Mazzantini

Titolo: Manola
Autore: Margaret Mazzantini
Pagine: 247
Editore: Mondadori

Manola è l'archetipo del confessore, del diario segreto; maga che non "divineggia", è la depositaria silenziosa dei pensieri di Ortensia e Anemone, due gemelle non monozigote, l'una mora e pelosetta, l'altra bionda e sbarbatella. Ortensia è la gemella sfigata, quella che tutti (vita compresa) scacciano a pedate, unica consolazione le sue morbosità (religione, zoologia...); Anemone, al contrario, è la tipica donna di mondo: estrosa, "curvy" e...sessualmente molto attiva. Niente sembra accomunare le due sorelle: sono lo yin e lo yang, o meglio, due facce della medesima medaglia: una femminilità spesso e volentieri dissacrata (con maestria, c'è da dirlo), e che alla fine dei giochi le unirà in un ancestrale  abbraccio ricolmo di quell'affetto che solo una sorella (ancor più se gemella) può donare.
Cosa dire di più? Ecco: è una lettura particolarmente indicata per il periodo estivo. Perché? Perché è senza pretese: le situazioni paradossali e le battute improntate alla comicità spicciola non danno adito a pretese di profondità. L'alternarsi, nei capitoli, delle confessioni delle due sorelle impedisce alla trama di amalgamarsi; ma diamo a Cesare quel che è di Cesare: il libro è l'adattamento letterario di uno spettacolo teatrale, e i ritmi del palcoscenico non sempre sono  recepiti al meglio dai testi puramente letterari (intendo quelli di prosa, dove manca il botta-e-risposta tra i personaggi).
Giudizio? "Il bicchiere è mezzo vuoto". Purtroppo, tendo a preferire le letture di un certo peso ai "divertissements"; tuttavia, non lo sconsiglio, e mi riservo di dare un'altra possibilità all'autrice. Cara Margaret, abbiamo cominciato col piede sbagliato, ma voglio confidare nelle buone critiche che hai ricevuto per altri romanzi. Staremo a vedere prossimamente!

sabato 24 agosto 2013

Cucù!

Buondì, popolo del web!

Spero che i miei pochi ma buoni lettori non siano stati troppo inquieti per la mia improvvisa diserzione del blog, dopo giorni di mia assidua frequentazione e postaggio :D
La verità è che mi sto dedicando alla delicata arte del dolce far niente; il mese di agosto giunge ormai al termine, e settembre porterà con sé una nuova sessione di esami all'università...l'ultima, spero, dato che mi manca un solo esame alla laurea, dopodiché avrò un gran daffare con la tesi e, temo, ben poco tempo per occuparmi di altre letture che non siano legate al tema che ho scelto. Così, mi ritrovo attualmente pressata tra due fuochi: la mia passione per la letteratura, e la necessità di studiare il noiosissimo Diritto dell'Unione Europea! Ciò non toglie che continuerò a fare l'una e l'altra cosa; nei prossimi giorni, potrei anche postare qualche recensione...posso anticiparvi solo gli autori: Margaret Mazzantini e William Shakespeare. Mica poco!
Intanto, in linea con la prassi di questo periodo, faccio un bilancio di quest'estate: fino al 17 luglio, essa non ha frequentato i miei lidi, essendo io ancora occupata in questioni universitarie; da allora in poi, posso affermare che si è dimostrata veramente prolifica sul fronte letterario, che è l'unico verso cui ho potuto veleggiare, avendo preferito, quest'anno, di godermi la città svuotata e risparmiare denaro, in vista dei bagordi post-lauream: per ora, progetto solo un tatuaggio a tema letterario (ovviamente!) e un viaggio a Parigi; poi, si vedrà!
Certo, l'esperienza più interessante di quest'estate-non estate è stata la trasferta romana con la mia migliore amica: Sabrina frequenta la facoltà d'Architettura, ed è anche lei parecchio impelagata nel sottobosco universitario, ma ciò non ci ha impedito di fare armi e bagagli e partire, il 6 luglio, alla volta della Città Eterna, dove abbiamo assistito al concerto dei Muse, allo Stadio Olimpico. E' stato il primo concerto vero e proprio a cui sia mai stata (in passato, avevo partecipato ad una serata con Caparezza in quel di Napoli, ma la location non era certo paragonabile allo Stadio Olimpico xD ), e i Muse...oh!, credo non abbiano bisogno di presentazioni! Tre ragazzi (ormai uomini fatti, a dire il vero) eclettici, creativi, come credo ne siano rimasti pochi, tra gli artisti; ogni loro album è una sperimentazione, e l'ultimo, The 2nd Law, nonostante abbia attirato le critiche dei "duri e puri" per le sue incursioni nel dubstep, merita comunque di essere ascoltato, e preso per quello che è: un'opera d'arte, sperimentale come qualsiasi opera d'arte dovrebbe essere. Ma questo blog non recensisce musica, e io non pretendo di esserne così esperta! xD Il concerto è stato un trionfo di musica, luci, tecnologia, teatralità; a breve, dovrebbe divenire oggetto di un dvd, che sarà probabilmente messo in commercio questo Natale. Cederò al canto delle sirene del Consumismo e lo comprerò, statene certi! xD
Del resto, il concerto non è stato certo l'unica cosa che porterò nel cuore, di questo mini-viaggio: il tempo che ho trascorso con la mia migliore amica, per la prima volta condiviso tra me e lei soltanto (era il primo viaggio che abbiamo fatto da sole, senza altri compagni di viaggio) mi ha fatto tornare alla mente perché la consideri ancora, dopo nove anni di frequentazione e tanti altri più recenti amici, la migliore. Oggi ci rivedremo: già ieri siamo uscite con un altro nostro amico, e probabilmente quest'oggi si aggiungerà a noi un'altra amica di vecchia data; credo che non ci sia bisogno di viaggiare per godersi l'estate, e io ho tutto quello di cui ho bisogno per divertirmi: amici che mi vogliono bene e libri!
Beh, dopo tutte queste dissertazioni, vi lascio, e torno alla lettura di Robinson Crusoe (prossimamente recensito su questo blog :P ).
Godetevi questi ultimi stralci della bella stagione, amici: sono sicura che ve lo meritate!

Io (a sinistra) e la mia migliore amica, allo Stadio Olimpico di Roma, prima del concerto :D

venerdì 2 agosto 2013

"La banda dei brocchi" di Jonathan Coe

Titolo: La banda dei brocchi
Autore: Jonathan Coe
Pagine: 576
Editore: Feltrinelli

Jonathan Coe è la MIA scoperta letteraria dell'anno: tutt'altro che esordiente, è volato fino al "top of the hill" dei miei autori preferiti solo quest'estate, quando, memore dell'impressione positiva procuratami un anno fa da "La casa del sonno", ho deciso di cimentarmi prima con "La famiglia Winshaw" e poi con "La banda dei brocchi", per l'appunto. Ed ho scoperto uno scrittore che non mi sarei mai aspettata. Sì, è vero, ne "La casa del sonno" l'autore dimostra già una spiccata sensibilità per i temi sociali, che tuttavia resta confinata nella sfera privata, individuale, intima dei personaggi: oserei dire che, in quel caso, mi sono trovata di fronte ad un romanzo di tipo "freudiano"; non così nel caso de "La famiglia Winshaw" e de "La banda dei brocchi", ove la passione sociale viene...socializzata. Come a dire: sì, siamo individui unici ed irripetibili, isolati, persi e un po' bizzarri (come un po' tutti gli scrittori, e non a caso i personaggi principali di entrambi i romanzi svolgono questo stesso mestiere), ma viviamo in un mondo molteplice, variegato, ridondante e contraddittorio, e non possiamo permetterci di farcelo soffiare da sotto il naso o far finta di niente mentre ce lo portano via e ci disperdono in un limbo impalpabile in cui non percepiamo alcuna appartenenza; ed è proprio a questo punto che entra in gioco lei, quella parolina magica a cui ho legato il mio studio e i miei ideali, che diventa un parolone per coloro che si reputano troppo "inetti" per capirne veramente qualcosa e una parola vacua per coloro che la ricollegano a meri giochi di palazzo: la P O L I T I C A. Ma niente paura: essa fa solo da sfondo alle storie di Coe; certo, si dimostra un po' "penetrante" per essere "solo" uno sfondo, ma le vicende dei personaggi non ne sono completamente assorbite, col risultato che c'è sempre posto per un ritaglio intimo e un'incursione spassionata nella vita privata degli "attori".
Tornando a "La banda dei brocchi", occorre anzitutto elogiarne il valore di "ricettacolo culturale": tanti sono, infatti, i riferimenti a musicisti, architetti, personalità politiche ed eventi storici, e a luoghi, per la maggior parte legati al territorio di Birmingham (ma non solo), che finiscono per fare "da sfondo" allo sfondo di cui sopra; utilissima si è rivelata la "nota dell'autore" a fine volume, con l'elenco delle fonti a cui riferirsi per maggiori informazioni. La storia: è Sophie, la figlia della sfortunata Lois, a raccontare a Patrick, il figlio dello sfigato (del "brocco") Philip, la storia di suo zio Benjamin, lo scrittore, e dei suoi compagni sfigati (da cui la "banda dei brocchi", "The Rotters' Club", titolo di un album degli Hatfield and the North di cui sotto troverete il link), che frequentano tutti l'esclusiva King William, l'"accademia per damerini" che "preleva giovani intelligenti dal loro background ordinario e li fa atterrare in una classe sociale diversa da quella d'origine" [v. quarta di copertina], sul finire degli anni '70. Ed ecco lo sfondo: lotte sindacali, scioperi, cariche della polizia, razzismo, e l'incipiente conservatorismo neoliberista di Margareth Thatcher che bussa alle porte; a far da colonna sonora, il punk dei Pistols, che come un uragano travolge e dissesta un sottobosco musicale dominato dal progressive rock, e spazza via i "sogni sinfonici" di Benjamin e Philip. Ma ci sarebbe così tanto da raccontare, che mi fermo qui. Ultimo appunto: bello il tentativo di "flusso di coscienza" nell'ultimo capitolo.
Ve lo consiglio? SI'!
Io, nel frattempo, vedrò di procurarmi il "sequel" ("Il circolo chiuso") e aspetterò con trepidazione il 28 di agosto per far mia l'ultima fatica di Jonathan Coe: "Expo 58". Stay tuned!

giovedì 1 agosto 2013

"Sylvie" di Gérard de Nerval

Titolo: Sylvie
Autore: Gérard de Nerval
Pagine: 62
Editore: Imagaenaria Ischia

Che dire di questo piccolo tesoro, scovato dalla mia migliore amica durante una delle nostre solite scampagnate in libreria?
In primo luogo, mi sento in dovere di elogiarne l'editore: bella grafica di copertina, ottima impaginazione (quelli piccoli  - e non solo loro - talvolta lasciano a desiderare sotto questo profilo), spiritoso (la serie è quella delle "opere da tre soldi per quattro gatti" - il libriccino costa 3 euro ed è stampato in tiratura limitata)...e poi, è mio corregionale!

Entrando nel merito dei contenuti, non posso dichiararmene meno entusiasta: questo notevole esponente del romanticismo francese (genere poco apprezzato, ahimé, e poco trattato nelle scuole) ci accompagna in un viaggio bucolico attraverso le infatuazioni di un "piccolo parigino di paese", fulcro delle quali è quella per Sylvie, l'amore reale che il protagonista non è tanto perspicace da cogliere al momento giusto, distratto com'è dall'amore quasi "sacrale" per Adrienne e da quello "profano" per Aurèlie. Ricco di riferimenti artistici e letterari (non ultimo, e non a caso, quello al Werther di Goethe), questo breve racconto si è rivelato un piacevole passatempo pomeridiano; lo consiglio ai miei amici lettori, e mi ripropongo di approfondire l'opera di questo autore!