mercoledì 31 luglio 2013

"Tender is the night" di F.S. Fitzgerald

Titolo: Tender is the night
Autore: Francis Scott Fitzgerald
Pagine: 319
Editore: Alma Classics

Un piccolo "consiglio per gli acquisti" prima di cominciare la recensione: leggete libri in lingua originale! Non si può dire di aver afferrato appieno il senso della narrazione se non si è mai provato il gusto della lettura dell'opera di un autore nella sua lingua madre, con le sue esatte parole.Un professore all'università una volta mi disse "tradurre è un po' tradire"...beh, non posso che dargli ragione! E non avanzate scuse, eh, specialmente con riguardo ai testi di autori anglofoni: "you can afford that, folk!", è ciò che ho detto ad un'amica che continuava a reputarsi "non all'altezza"...e che recentemente ha ceduto, confessandomi di non averlo trovato per niente difficile, anzi, di aver addirittura apprezzato l'arricchimento del suo vocabolario. Ovviamente, ognuno ha i suoi limiti, eh: a me piacerebbe da impazzire leggere Dostoevskij in russo, ma il cirillico è ancora un regno inesplorato, per me. Quello che vi invito a fare, amici, è, se aveste una discreta conoscenza di una lingua straniera, di provare a cogliere l'essenza di un testo così come è uscito dalla penna del suo autore. Ne gioverete, credetemi! 

Quest'ultimo romanzo di Fitzgerald, edito nel 1934, in piena Depressione, è la tragica chiusura di un ciclo. I precedenti tre romanzi, "Di qua dal paradiso", "Belli e dannati" e "Il Grande Gatsby", descrivevano la nascente (giovane) borghesia americana, coi suoi eccessi, le sue speranze, le sue passioni e le sue ambizioni; solo il primo di questi si conclude con la promessa di un futuro migliore, laddove gli altri mostrano l'inevitabile e quasi agognata débacle dei protagonisti (una débacle che raggiunge l'apoteosi della teatralità ne "Il Grande Gatsby"). E' che, nelle sue ultime opere, la realtà di Fitzgerald irrompe con tutta la forza della sua crudezza e della sua "hopelessly". "Tender is the night" è il racconto di una discesa negli inferi della malattia mentale, dell'insicurezza e della morbosità. Il promettente dottore in psichiatria Richard "Dick" Diver, dopo anni felici passati al fianco della sua bella e ricca moglie (ed ex paziente) Nicole e dei loro due bambini, si infatua della bella, ingenua ed ambiziosa attrice Rosemary Hoyt, di diversi anni più giovane. Spinta da una madre manipolatrice, che la incoraggia a partecipare ad ogni situazione che possa  in qualche modo arricchire il suo bagaglio di esperienze, Rosemary riuscirà dapprima ad insediarsi nella mente e poi, anni dopo, nel cuore, nel corpo, nel matrimonio di Dick. Egli ne uscirà fiaccato fisicamente e professionalmente, si darà all'alcool e tradirà le aspettative dei suoi amici e di chi aveva puntato su di lui come cavallo vincente, sempre e comunque; Nicole, al contrario, riuscirà a liberarsi (per sempre?) dei suoi demoni e, dopo aver divorziato dal suo "dottore", a vivere, forse per la prima volta nella sua vita, un rapporto paritario. Il tutto, sullo sfondo di un'Europa mediterranea che si avvia inevitabilmente verso il secondo conflitto mondiale.
Beh, come non fare un parallelo tra la triste storia di Dick e la vicenda umana di Francis Scott Fitzgerald? Ricordiamo che l'autore, all'epoca, viveva uno dei momenti più difficili della sua breve esistenza: la moglie, Zelda Sayre, soffriva di problemi mentali, mentre lui, vessato dai guai economici, dalla disaffezione (reciproca) nei confronti della donna che aveva sposato nel momento più promettente della sua carriera letteraria, era schiavo dell'alcolismo. Dopo questo romanzo, intriso di autobiografismo, Fitzgerald collaborò per qualche tempo con delle riviste, continuò a scrivere racconti e testi per il cinema, infine si dedicò ad un altro romanzo, rimasto incompiuto: "The Last Tycoon". "Tender is the night" è, a mio parere, l'inascoltato grido di aiuto di un grande sognatore americano alla deriva sulle coste di un' Europa che ha messo sotto chiave i suoi sogni nel cassetto.

sabato 27 luglio 2013

"Grandi Speranze" di Charles Dickens

Vi posto una recensione scritta nell'ambito di un'iniziativa organizzata dalla pagina Facebook "Un buon libro, un ottimo amico", che vanta una community molto attiva e interessata ai più svariati generi letterari. In coda vi lascio i link per raggiungerla :)


Autore: Charles Dickens
Titolo: Grandi Speranze
Pagine: 525
Editore: Einaudi

Recensire Dickens, per un inglese, deve essere un po' come recensire Manzoni per un italiano: è mettere in ballo un'intera cultura, un "tuffo critico" nel grande calderone del nazional - popolare; un tuffo acrobatico, oserei aggiungere, poiché il rischio di "scottarsi" e scontrarsi con la corrente critica fossilizzatasi attorno all'autore nel corso del tempo è alto. Pur non vantando ascendenze anglosassoni, mi appresto a recensire questo "grande vecchio" della letteratura inglese con una riverenza non minore di quella che vi metterebbe un qualsiasi inglese, anche perché la letteratura inglese fa ormai parte del bagaglio culturale di qualsiasi europeo!
Inquadrare "Grandi Speranze" in un genere letterario (che non sia quello onnicomprensivo delle "opere degli scrittori classici di lingua inglese") è estremamente complicato, perché il lettore si ritrova di fronte ad una tale varietà di personaggi e di vicende da restarne bloccato, impossibilitato a scegliere il personaggio per cui parteggiare o la vicenda da seguire con più apprensione; vite, eventi, riflessioni si intrecciano in un vorticare di emozioni che non risparmiano né l'eroe buono, né l'antagonista malvagio (ma chi è l'eroe, e chi è il cattivo?). Pip, protagonista nonché narratore, resta al centro dei nostri pensieri giusto il tempo di imparare a conoscerlo, e di vedere la sua infantile genuinità trasformarsi in adulta ingenuità e in prodigalità; l'amico Herbert, che esordisce con una scazzottata, resta nei nostri cuori come la persona che tutti vorremmo accanto nei momenti di più nero pessimismo; Miss Havisham, vecchia manipolatrice, si rivela essere nient'altro che un'antica bellezza sedotta e abbandonata; la bella e fredda Estella, incapace, ad un primo esame, di amare, ci svela, alla fine del romanzo, di essere incapace di NON amare; Magwitch, vecchio forzato, forse il personaggio più palesemente dickensiano dell'intera opera, ci mostra come le apparenze talvolta ingannino, come le condanne non possano mai essere definitive (sebbene le sentenze possano passare in giudicato) e come la generosità e la gratitudine di un uomo possano oltrepassare i confini delle convenienze sociali.
Insomma, che siate appassionati d'avventura o di love stories, di "dispute freudiane" o di "denunce sociali", potete star sicuri che "Grandi Speranze" non vi deluderà, né vi annoierà; e se, come me, in passato, siete stati molto critici nei confronti di Dickens, questo romanzo vi farà ricredere. Se ve lo consiglio? Decisamente SI'!


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Blog "Un buon libro, un ottimo amico"

mercoledì 24 luglio 2013

Bonsoir, mes amis!

Mi presento (anche se le presentazioni sono superflue, dal momento che avete il mio profilo di lato...vabè, fate finta di niente): mi chiamo Erika e sono laureanda in Scienze Politiche ("stica**i!", direte voi). Appartengo a quel genere di persone che ha abdicato al sano ma piatto realismo in favore dell'idealismo più sfrenato: salvare il mondo, aiutare i diversi e cose così...it's a long way to the top, ma qualcuno dovrà pur iniziare, no? ;)
Anyway, una delle mie passioni più sfrenate, più incontrollabili, più devastanti, è quella per i LIBRI. Sì, quegli aggeggi di carta (perché NO, l'ebook mai e poi mai!) che la maggior parte della gente usa per pareggiare le gambe del tavolo; mia croce e delizia (ho la camera da letto invasa e il portafogli costantemente a secco), potrei rinunciare a qualunque svago tranne che a LEGGERE. E' una passione che mi accompagna fin da quando ho imparato a farlo, a sei anni, forse più per attirare l'attenzione di genitori per lo più assenti, a causa del lavoro, che per pura e vera voglia; ma, ad oggi, nonostante l'età, gli impegni, la maturità, non posso fare a meno di considerarli alla stregua dei miei amici più cari.
Perciò, ho deciso di rendere finalmente attivo questo spazio (ero iscritta da un po', ma non ho mai seriamente pensato di aprirvi un blog); posterò recensioni di libri letti e ri-letti e, se ne avrò voglia, anche riflessioni sull'attualità e la politica, nostrane e non (ricordate che sono pur sempre una studentessa di Scienze Politiche! :p ).
Spero che ai (saltuari, temo) visitatori faccia piacere leggere e commentare le mie opinioni riguardo ai libri e ai miei altri interessi, e magari, perché no, condividere le proprie!

Au revoir, mes chers! A molto presto!