Autore: Francis Scott Fitzgerald
Pagine: 319
Editore: Alma Classics
Un piccolo "consiglio per gli acquisti" prima di cominciare la recensione: leggete libri in lingua originale! Non si può dire di aver afferrato appieno il senso della narrazione se non si è mai provato il gusto della lettura dell'opera di un autore nella sua lingua madre, con le sue esatte parole.Un professore all'università una volta mi disse "tradurre è un po' tradire"...beh, non posso che dargli ragione! E non avanzate scuse, eh, specialmente con riguardo ai testi di autori anglofoni: "you can afford that, folk!", è ciò che ho detto ad un'amica che continuava a reputarsi "non all'altezza"...e che recentemente ha ceduto, confessandomi di non averlo trovato per niente difficile, anzi, di aver addirittura apprezzato l'arricchimento del suo vocabolario. Ovviamente, ognuno ha i suoi limiti, eh: a me piacerebbe da impazzire leggere Dostoevskij in russo, ma il cirillico è ancora un regno inesplorato, per me. Quello che vi invito a fare, amici, è, se aveste una discreta conoscenza di una lingua straniera, di provare a cogliere l'essenza di un testo così come è uscito dalla penna del suo autore. Ne gioverete, credetemi!
Quest'ultimo romanzo di Fitzgerald, edito nel 1934, in piena Depressione, è la tragica chiusura di un ciclo. I precedenti tre romanzi, "Di qua dal paradiso", "Belli e dannati" e "Il Grande Gatsby", descrivevano la nascente (giovane) borghesia americana, coi suoi eccessi, le sue speranze, le sue passioni e le sue ambizioni; solo il primo di questi si conclude con la promessa di un futuro migliore, laddove gli altri mostrano l'inevitabile e quasi agognata débacle dei protagonisti (una débacle che raggiunge l'apoteosi della teatralità ne "Il Grande Gatsby"). E' che, nelle sue ultime opere, la realtà di Fitzgerald irrompe con tutta la forza della sua crudezza e della sua "hopelessly". "Tender is the night" è il racconto di una discesa negli inferi della malattia mentale, dell'insicurezza e della morbosità. Il promettente dottore in psichiatria Richard "Dick" Diver, dopo anni felici passati al fianco della sua bella e ricca moglie (ed ex paziente) Nicole e dei loro due bambini, si infatua della bella, ingenua ed ambiziosa attrice Rosemary Hoyt, di diversi anni più giovane. Spinta da una madre manipolatrice, che la incoraggia a partecipare ad ogni situazione che possa in qualche modo arricchire il suo bagaglio di esperienze, Rosemary riuscirà dapprima ad insediarsi nella mente e poi, anni dopo, nel cuore, nel corpo, nel matrimonio di Dick. Egli ne uscirà fiaccato fisicamente e professionalmente, si darà all'alcool e tradirà le aspettative dei suoi amici e di chi aveva puntato su di lui come cavallo vincente, sempre e comunque; Nicole, al contrario, riuscirà a liberarsi (per sempre?) dei suoi demoni e, dopo aver divorziato dal suo "dottore", a vivere, forse per la prima volta nella sua vita, un rapporto paritario. Il tutto, sullo sfondo di un'Europa mediterranea che si avvia inevitabilmente verso il secondo conflitto mondiale.
Beh, come non fare un parallelo tra la triste storia di Dick e la vicenda umana di Francis Scott Fitzgerald? Ricordiamo che l'autore, all'epoca, viveva uno dei momenti più difficili della sua breve esistenza: la moglie, Zelda Sayre, soffriva di problemi mentali, mentre lui, vessato dai guai economici, dalla disaffezione (reciproca) nei confronti della donna che aveva sposato nel momento più promettente della sua carriera letteraria, era schiavo dell'alcolismo. Dopo questo romanzo, intriso di autobiografismo, Fitzgerald collaborò per qualche tempo con delle riviste, continuò a scrivere racconti e testi per il cinema, infine si dedicò ad un altro romanzo, rimasto incompiuto: "The Last Tycoon". "Tender is the night" è, a mio parere, l'inascoltato grido di aiuto di un grande sognatore americano alla deriva sulle coste di un' Europa che ha messo sotto chiave i suoi sogni nel cassetto.
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